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IDEE PER UNA RAZIONALIZZAZIONE DELL'ARCHEOLOGIA

2020-07-17 13:54

Luca Bandini

Editoriale,

A differenza della maggior parte degli altri stati, in primis gli Usa, in Italia la normativa che uttela il ritrovamento e la conservazione dei repert

A differenza della maggior parte degli altri stati, in primis gli Usa, in Italia la normativa che uttela il ritrovamento e la conservazione dei reperti archeologici è estremamente complessa e 'restrittiva'.
Già solo leggendo il il primo comma dell'art. 85 del DL 490 1999, si intuisce la totale restrizione di tale norma: "....Le ricerche archeologiche e, in genere, le opere per il ritrovamento di beni culturali indicati all’articolo 2, comma 1, lettera a), in qualunque parte del territorio nazionale, sono riservate allo Stato......."!
Per quanto riguarda le eventuali ricompense ai ritrovatori 'occasionali' di reperti archeologici - contadini, operai edili, imprenditori agricoli che operano sui propri terreni, ecc. - lo stato è molto chiaro nell'indicare le pertinenze, assegnando al ritrovatore non più del 25% dei beni trovati e altrettanto al proprietario del terreno entro il quale il ritrovamento è avvenuto.
Detta così, potrebbe sembrare estremamente munifico, ma così non è in quanto tale percentuale viene riconosciuta dopo un tempo che va dai 2 ai 4/5 anni, necessari per la catalogazione, le perizie - ancorchè accettate dai cointeressati - e la successiva liquidazione del premio che, attenzione, può pure essere eseguita con parte degli oggetti ritrovati.
Nella stragrande maggioranza dei casi, il ritrovatore avente diritto al premio, con il passare del tempo e con la farraginosità di tale sistema, il più delle volte si perde d'animo e lascia perdere qualsiasi pretesa gli spetti in special modo se si tratta di oggetti di poco valore.
Cosicchè, lo stato si ritrova a dover gestire delle quantità di ritrovamenti che ad oggi, prenderebbero il posto di 10 volte lo spazio dei musei disponibili su tutto il territorio Italiano.
Per ammissione di addetti ai lavori, ciò che è conservato nei sotterrani o nei laboratori in attesa di restauro, è pari al 900% di ciò che è esposto nei musei nazionali.
Ovviamente, con questi presupposti è assolutamente ovvio il proliferare di 'tombaroli' abusivi e, sostanzialmente, di mancanza di collaborazione fra i cittadini e lo stato in quanto, una così poco lungimirante burocrazia, tenderà sempre e comunque ad impedire che l'immenso patrimonio archeologico che ancora giace sotto terra, possa essere portato nei musei per la gioia di milioni di visitatori.
Una soluzione a questo marasma legislativo e al sotanziale 'disordine' in cui versa la nostra archeologia, potrebbe essere la parziale liberalizzazione del settore.
Per spiegarmi meglio, si potrebbe incoraggiare i cittadini alla ricerca di reperti archeologici, ovviamente previa perentoria segnalazione di inizio attività alle autorità competenti, di modo che si abbia sempre un controllo 'attivo' e non 'repressivo' dello stato, con la successiva verifica di quanto trovato e la messa all'asta di tutti quei reperti che non rivestano interesse scientifico per la storia del nostro paese.
In questo modo, si otterrebbero 3 fondamentali risultati:
1) - Controllo e conoscenza di ogni tipo di scavo in atto;
2) - Eliminazione definitiva di ricerche abusive;
3) - Soddisfazione economica sia per i ricercatori sia per lo stato che potrebbe utilizzare i proventi derivati dalla vendita della parte spettante, per l'ampliamento dei musei e della ricerca sientifica correlata.
Mi si potrebbe obiettare che, leggendo il comma 1 dell'art. 86 della stessa legge, si potrebbe richiedere la concessione di scavo già oggi allo stato, in quanto appunto prevista da tale articolo.
Tempo perso!
Per esperienza personale, posso garantire che la risposta 99 volte su 100 è negativa.
Purtroppo fin tanto che avremo a che fare con degli apparati dalla burocrazia elefantiaca dove la presenza di intelligenza è bandita a vita, nessun sano oprovvedimento potrà essere preso, a discapito della funzionalità del sistema.
Certo che, operando con un minimo di 'Granus salis' si potrebbero ottenere risultati veramente di pregio e di enorme rilevanza ma, come del resto per il discorso dell'evasione fiscale, non si può pretendere la 'botte piena e la moglie ubriaca'.
A buon intenditor poche parole.

Luca Bandini

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