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RAPPORTO SU POPOLAZIONE DI ORIGINE ITALIANA E PREVISIONE PROSSIMI 20 ANNI

2021-12-09 22:45

Luca Bandini

Editoriale, Società, depopolazione, popolazione italiana, sostituzione etnica, calo della popolazione, paese chimera,

RAPPORTO SU POPOLAZIONE DI ORIGINE ITALIANA E PREVISIONE PROSSIMI 20 ANNI

Che la nostra popolazione si stia riducendo anno dopo anno è, ormai, un dato di fatto riconosciuto da tutti quanti.Un po’ di meno sono conosciuti i da

Che la nostra popolazione si stia riducendo anno dopo anno è, ormai, un dato di fatto riconosciuto da tutti quanti.

Un po’ di meno sono conosciuti i dati reali di questo fenomeno, che sta gradatamente riducendo il numero degli italiani e, sopratutto, sono quasi del tutto ignote le cause.

Qualche ipotesi e’ stata avanzata dai vari studiosi che si sono avvicendati nello studio di tale fenomeno, anche se devo onestamente riconoscere che i parametri analizzati al fine di trovare delle risposte sono sempre stati di tipo “accademico” e classico, senza mai, per altro, cercare “nell’inconsueto” una piu’ valida risposta.

Ma questo e’ un aspetto del tema trattato che riprenderò più avanti, cercando di dare quelle risposte che, altrimenti, non si riuscirebbero a trovare in alcun altro modo.

Da sempre, sentendo i vari esperti dissertare sul pericolo che il nostro paese diventi, sostanzialmente, un paese di vecchi, e che, di conseguenza, si corra il rischio, in qualche modo, di superare il famoso limite che porterebbe alla fatale “scomparsa” dell’uomo “italico”, mi sono dedicato ad analizzare quelli che sono i dati “oggettivi” del problema, in modo da avere un quadro il più attinente possibile alla realtà dei fatti.

Proprio per questo motivo, ho deciso di stilare una tabella dove riportare le nascite, le morti e le migrazioni che hanno riguardato il nostro paese negli ultimi 20 anni e, in aggiunta a questo, ho voluto elaborare gli stessi dati, proiettandoli nel futuro di altri 20 anni.

Quello che ne e’ venuto fuori, se letto nel giusto modo con il quale vanno letti determinati risultati, non solo è sconcertante ma, se rapportato in chiave globale, può dipingere un prossimo futuro venturo molto fosco e tetro.

Partendo dal dato numerico che tutti, più o meno, conoscono, e cioè dalla popolazione totale del nostro paese, sappiamo che in Italia ci abitano circa 59,2 milioni di persone – ufficialmente, e che quindi non tiene conto di tutti i migranti irregolari che pur risiedono nel nostro territorio, e sul numero dei quali ci sono solo delle mere ipotesi – ho voluto affiancare, nella tabella allegata, le cifre dei nuovi nati e dei decessi annuali.

A questo, ho pensato di inserire anche il numero degli italiani che si sono cancellati dalle anagrafi di tutto il paese per emigrare in paesi che, secondo il loro punto di vista, potessero offrigli migliori condizioni di vita e di sviluppo futuro.

Ovviamente, anche questo e’ un dato assolutamente parziale, visto e considerato che moltissimi Italiani se ne sono semplicemente andati senza, peraltro, né cancellarsi dalle anagrafi, né, tanto,meno, iscriversi all’Aire, che e’ il registro degli Italiani residenti all’estero.

In questo modo ho ottenuto il numero quasi preciso della popolazione di origine italiana realmente residente nel nostro paese (da tenere presente che, in questo numero, ci sono anche gli Italiani residenti all’estero, che sono oltre 5,5 milioni) e che oggi ammontano a poco più di 51 milioni, in quanto le nascite sono scese ai minimi storici di 404 mila unita’ nel 2020 e i decessi sono aumentati a dismisura anche per via di questa maledetta epidemia che ci e’ capitata fra capo e collo, raggiungendo le 740 mila unita’ nello stesso anno.

A tutto ciò vanno aggiunti i 142 mila italiani che hanno deciso di fare fagotto ed andare a cercare fortuna in altri lidi.

È del tutto chiaro che questi sono solo ed esclusivamente dei freddi numeri e che, per una corretta analisi, bisogna tenere conto di alcune considerazioni di fondo molto importanti, specialmente se si vuole determinare il numero esatto di “italiani” esistenti.

Per quanto riguarda le nascite, è del tutto palese che, avendo presenti sul suolo nazionale un numero pari a circa 5 milioni di immigrati “regolari”, e considerando che per loro costituzione e tradizione sono molto più prolifici di noi “nostrani”, il totale delle nascite da imputare all’essere italiano dovrebbe essere ritarato di conseguenza.

Viceversa, per quanto riguarda i decessi, la popolazione dei migranti ha sicuramente un’età media molto inferiore alla media nazionale, per cui i suddetti decessi dovrebbero interessare maggiormente la popolazione autoctona in generale.

Queste sono solo considerazioni a puro titolo statistico ed accademico, in quanto nella tabella di cui parlavo non ne ho tenuto conto, anche perché, altrimenti, ne verrebbe fuori uno studio altamente parziale e non del tutto condivisibile da tutti.

Ma quello che più importa, in questa prima parte dell’analisi, è che il dato interessante è quello finale, che indica in 51 milioni la reale popolazione italiana esistente, di cui solo 48 milioni risiedono sul suolo nazionale e, di conseguenza, “partecipano” pienamente alla creazione del famoso o famigerato, a vostro piacimento, PIL.

Arrivato a questo punto, già abbastanza shoccato dai risultati ottenuti, ho voluto fare una proiezione sui prossimi venti anni per capire in quale direzione stiamo andando e, sopratutto, per comprendere quali scenari doverci aspettare per quanto riguarda il nostro popolo.

Premetto che, come tutte le proiezioni in qualsiasi campo, specialmente in quello statistico, essendo innumerevoli le variabili di cui tenere conto, e non potendo prevedere minimamente quelli che saranno gli sviluppi politici, sociali, sanitari ed economici, sia del nostro paese che, più in generale, dell’intero mondo, ho dovuto basarmi sugli andamenti percentuali degli ultimi anni sia per le nascite che per i decessi, riducendo sia gli incrementi che i decrementi di qualche punto percentuale, per riuscire ad essere il più aderente possibile alla realtà, per lo meno a quella che conosciamo tutti quanti al momento attuale.

Di conseguenza, e partendo dal presupposto che, dopo 15 anni di furiose crisi, prima economico sociale ed, attualmente, sanitaria ed economica, e considerando che tale situazione, almeno dal punto di vista economico, potrà perdurare ancora per almeno 15/20 anni – sperando che quella sanitaria rientri al più presto possibile – ho imputato alle nascite un decremento costante del 5% annuale, mentre, per quanto riguarda i decessi, mi sono limitato a un più plausibile 2% di incremento annuo.

Stesso discorso ho riservato alla voce emigrazioni, ipotizzando un 3% di incremento annuale di tale fenomeno, nonostante negli ultimi anni si sia assistito a delle percentuali di emigrazione anche del 14%, specialmente in alcune aree geografiche e, sopratutto, per certe fasce d’età.

Devo dire che dichiararmi sconcertato dei risultati ottenuti è usare un eufemismo, in quanto chiunque, di fronte a tali numeri, non potrebbe fare altro che rimanere a bocca aperta.

Si può effettivamente notare che, nel totale generale, in fondo alla tabella, si ottiene un numero di poco superiore ai 35 milioni di Italiani presenti all’appello e, come nel precedente caso, solo 32 milioni residenti sul suolo Italiano, poiché, nel frattempo, ne avremo persi altri 4 milioni, emigrati verso altri paesi, magari più ospitali.

È anche vero che, perdurando governi simili a quelli che abbiamo visto all’opera negli ultimi dieci anni, saremo costretti ad assistere a politiche migratorie selvagge, con l’unico scopo, nemmeno tanto taciuto, di “rimpiazzare” le persone venute a mancare e, così, riuscire a “mantenere” immutati i parametri economici sui quali si basa la nostra economia/paese.

Di conseguenza, magari, il numero degli abitanti totali non decrescerà più di tanto, attestandosi forse intorno ai 55 milioni di abitanti totali, ma con una componente “straniera” di oltre il 40% del totale, quantificata in circa 20 milioni di persone.

Sempre che questa ipotesi si realizzi veramente, in quanto, nel caso contrario, e cioè se i flussi di immigranti dovessero fermarsi o, quantomeno, ridimensionarsi, portando quindi il totale della popolazione residente al di sotto o pari ai 40 milioni di unita’, gli scenari che si aprirebbero sarebbero veramente drammatici.

Qualcuno mi potrebbe obiettare che, essendo in minor numero, sarà più semplice convivere, ci saranno maggiori risorse per tutti e i problemi che oggi viviamo per il sovraffollamento, in special modo in alcune città, verranno a mancare, restituendo una qualità di vita migliore per tutti quanti.

In un mondo delle favole questo, forse, potrebbe essere vero, ma nel mondo reale i problemi che saremmo costretti ad affrontare, sarebbero di una tale entità da decretare seriamente il default per l’intera società italiana.

Senza entrare nell’analisi dettagliata di tutti i problemi che potrebbero scaturire da uno scenario come sopra descritto, basta solo pensare che questo paese è stato costruito e strutturato nel tempo per una popolazione di 60 milioni di persone.

Infrastrutture, sistemi, sanitari, sistema pensionistico, rifornimenti e forniture energetiche, tutto costruito e plasmato su una dimensione di 60 milioni di persone.

Se nel corso di 20 anni – un tempo veramente troppo breve per modificare sostanzialmente l’intera struttura di un paese – si dovessero perdere 20 milioni di abitanti e, addirittura, più di 25 nella peggiore delle ipotesi, il “sistema paese” come siamo abituati a conoscerlo tutti quanti, sarebbe destinato fatalmente a collassare su sé stesso.

Per fare un semplice esempio su un aspetto direi abbastanza fondamentale nel nostro paese, ovverossia la mobilita’ data dall’auto, pensare che ci siano 20 milioni in meno di potenziali clienti senza, per altro, considerare che si avrebbe pure un innalzamento dell’età media e che, quindi ci sarebbe un alto numero di persone non più in grado di guidare, l’intero sistema dell’automotive e tutto il suo indotto subirebbero un notevole tracollo, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero e, strettamente connesse, a iniziare dalla drastica riduzione di impiegati e lavoratori in genere.

Ciò, ovviamente, porterebbe ad un’impennata della disoccupazione che, di conseguenza, porterebbe alla necessita’ di aumentare gli ammortizzatori sociali, o quali, a loro volta, innescherebbero un innalzamento della tassazione media, peggior rapporto lavoro/beneficio, maggiore emigrazione delle nuove generazioni.

Come si vede, è tutto concatenato e, una volta innescato il meccanismo di regressione, fermarlo diventa veramente un’impresa titanica.

Ma questo aspetto mi riservo di approfondirlo in un prossimo articolo, molto più dettagliato e preciso, in quanto riuscire a identificare tutte le conseguenze della rottura di un anello di una catena, e’ impresa ardua e delicata.

In conclusione, vorrei ricordare sommessamente a tutti quanti che in questi ultimi due anni si sono affacciate, sulla rete, una miriade di ipotesi, il più delle volte stravaganti o strampalate, che vengono etichettate in modo univoco come “complottiste”, e che parlano di “grande reset”, di “depopolazione” o di “nuovo ordine mondiale”.

Sta di fatto che, se per puro esercizio mentale, dovessimo solo per un attimo prendere in considerazione quello che alcuni di questi studi teorici danno per “certo”, ovvero che nei nuovi vaccini sia stato inserito un agente sterilizzante per portare, negli anni a una depopolazione mondiale, beh, gli scenari poco sopra descritti ed analizzati sarebbero solo una minima parte dell’abisso nel quale l’intera umanità verrebbe sprofondata nel breve volgere di un ventennio!

Ma, seguendo quello che, ormai da oltre 10 anni, è il mio pensiero principale, e cioe’ che l’umanita’ stia attraversando un periodo simile, in tutto e per tutto, alla fine dell’Impero Romano sotto Romolo Augusto quando, non tanto per le invasioni barbariche, quanto per il decadimento intrinseco dei romani stessi, si sfaldò, dando così inizio a quello che, piu’ tardi, venne definito come Medio Evo, sono parimenti convinto che noi stiamo attraversando un periodo speculare a quello, essendo entrati, a pieno titolo, in una fase di decadimento culturale e “povertà morale” che ci condurrà, fatalmente, allo sfaldamento generale della nostra società.

Nel bene e nel male noi siamo considerati il Bel Paese, con tutte le “sfumature” lessicali che si vogliono immaginare, ma rischiamo seriamente di finire alla stregua di quello che noi, oggi, osiamo definire “terzo mondo”.

 

 

Al seguente link la tabella excel con gli studi e le statistiche in oggetto:
 

https://www.dropbox.com/s/q202dw6gop56u55/Studio%20popolazione%20italiana.xlsx?dl=0

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