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PENTITI, MAFIA, CAMORRA, GIUSTIZIA

2021-06-23 08:48

Luca Bandini

Editoriale,

PENTITI, MAFIA, CAMORRA, GIUSTIZIA

La questione della giustizia, della mafia, della camorra, della 'ndrangheta e dei pentiti, e' veramente una questione spinosa.Ma ne siamo certi?Cerchi

La questione della giustizia, della mafia, della camorra, della 'ndrangheta e dei pentiti, e' veramente una questione spinosa.

Ma ne siamo certi?

Cerchiamo di fare un po' di chiarezza, con i soliti dati oggettivi, partendo dal fenomeno pentiti.

Ad oggi, il sistema protezione per i pentiti, conta circa 6.246 soggetti totali di cui 1.319 pentiti e 4.927 familiari che li hanno seguiti. 

A questi "signori" gli viene riconosciuto uno stipendio intorno ai 1.500 € al mese, ai loro familiari 500 € al mese e in piu' gli vengono pagati affitto, spese mediche e non bene precisati benefit.

Oltre a cio', alla fine della loro carriera "lavorativa". gli viene riconosciuto quello che si chiama capitalizzazione, ovvero una liquidazione per il loro reinserimento nella societa'.

Tutto questo carrozzone, costa a noi cittadini italiani, circa 65 milioni di euro all'anno, ovvero oltre 1 euro a testa, neonati compresi.

Sembra nulla detta innquesti termini, ma di fronte a scene di donne anziane costrette a razzolare tra i rifiuti per procurarsi da mangiare nemmeno fossero degli animali o alle interminabili code davanti alle Caritas di tutto il paese per poter mangiare un piatto di pasta, tutto questo assume decisamente un altro significato.

Questo per quanto riguarda il mero aspetto economico della situazione, ma se poi scendiamo nel dettaglio e analizziamo la veridicita' e le psicologie che stanno dietro a tutto cio', penso che lo stato dovrebbe seriamente ripensare a questo immenso insulto alla morale di chi si spezza la schiena con l'onesto lavoro per tutta la vita.

Infatti, specialmente dopo le coraggiose inchieste di Giletti che ha scoperchiato di fatto il vaso di Pandora sulle commistioni esistenti fra magistratura - una certa parte per lo meno - e correnti politiche, economiche e perche' no, mafiose - anche la mafia come si e' visto ha cointeressenze sulla politica e sull'economia - ci si deve domandare se alla base dell volonta' di pentirsi, in effetti non ci siano altre motivazioni che possono andare, dalle vendette personali, agli interessi economici, alla ritrovata tranquillita' o all'opportunismo sfacciato visto il comportamento assolutamente fallace di uno stato non all'altezza di gestire il fenomeno criminalita'.

E qui arriviamo al collegamento con il sistema giustizia Italiano.

Che faccia acqua da tutte le parti, ormai e' sotto agli occhi di tutti, come gia' detto anche grazie alle inchieste di Non e' l'arena e pare che se ne siano accorti anche alcuni politici, questa volta seriamente.

Forse.

Venendo al discorso giustizia, il tutto e' tornato alla ribalta - sempre ad opera del main stream sapientemente guidato secondo le convenienze di una certa parte politica - con la scarcerazione di Brusca.

Ora io posso anche concepire che dietro a delle rivelazioni cruciali per l'effettivo smantellamento di alcuni clan mafiosi, possano essere concessi dei benefici all'interno di un carcere, ma non posso assolutamente accettare come uomo retto, che uno stato di fronte ad oltre 150 omicidi dichiarati, non solo permetta al personaggio in questione di tornarsene a casa, ma lo stipendi pure fino a fine vita.

Per quanto concerne il mio pensiero personale, una volta verificata la veridicita' dei delitti commessi, non possono esserci pene alternative a quella capitale: un simile essere va oltre quella che potrebbe essere una funzione educativa e di reintegrazione di una detenzione e non essendo ormai piu' recuperabile e quindi solo un peso per la societa', andrebbe eradicato totalmente.

E francamente, vedere dei video nei quali un Brusca incappucciato, recita la parte delle scuse, e' una profonda offesa all'intelligenza umana. Un uomo che ha deciso coscientemente di uccidere 150 persone, non ha ne' il diritto, ne' la possibilita' di condividere alcun che con il resto dell'umanita'.

E per quanto mi riguarda, lo stesso discorso vale per i familiari di quella povera disgraziata di Saman, uccisa e sepolta solo perche' si era rifiutata di sottostare a delle imposizioni assolutamente stupide e di carattere religioso-culturale.

Chiarito questo mio pensiero, va detto che trovandoci in uno stato che non prevede la pena di morte - grazie alla presenza "dell'uomo in bianco" che abita in Vaticano - queste pseudo persone andrebbero rinchiuse in carcere a vita.

Ti penti? Ci riveli segreti di Cosa Nostra che ci permettono di catturare altri criminali? Ci dai preziose indicazioni circa la struttura della Mafia? Benissimo, hai fatto solo ed esclusivamente quanto serve per la tua personale redenzione e tutt'al piu' possiamo renderti la vita carceraria meno dura.

Ma stai tranquillo che nel carcere ci morirai e non potrai mai piu' tornare libero.

Come ho detto all'inizio, l'intero sistema giustizia dello stato Italiano, dovrebbe essere radicalmente cambiato, in funzione di una maggior efficienza e in sostanza, di una maggior "giustizia".

Ma tutto questo non puo' essere portato a termine con una semplice riforma burocratica delle leggi che guidato la giustizia. Deve essere ripensato a monte l'intero sistema sociale del quale la giustizia e' solo un componente.

Per spiegarmi, vorrei citare un esempio di un altro paese, nel quale vivo da quasi 2 anni: gli Emirati Arabi.

Qualcuno mi dira' che sono simili a dittatura in quanto retti da una monarchia - anche se si chiama in modo diverso - assoluatamente non democratici.

Nulla di piu' falso.

Un signore, qualche tempo fa, ha seguito un altro uomo in macchina, ha aspettato che scendesse dalla vettura, gli si e' avvicinato e lo ha freddato con 3 colpi di pistola.

Risalito in auto, si e' recato al primo posto di polizia e si e' costituito.

Nell'arco dei due mesi sucessivi, si e' celebrato il processo, con presente il rappresentante familiare della vittima al quale, il giudice, ha domandato visto che il killer era reo confesso, se si fosse consultato con la famiglia della vittima sul fatto che volessero perdonare o no.

A risposta negativa, il giudice ha stabilito di risentirsi dopo una settimana.

Nella nuova udienza, il giudice chiedeva se la famiglia si era espressa e il rappresentante della stessa, disse "non perdonano".

La sentezza fu emessa immediatamente con la pena di morte, eseguita pochi giorni dopo.

La differenza fra il perdono o meno della famiglia, stava fra la pena di morte e il carcere a vita. Se avessero perdonato, il killer sarebbe finito dentro a vita.

Ho voluto raccontare tutto questo, solo per far capire la psicologia che c'e' dietro a tutto cio'.

Ognuno e' consapevole delle proprie azioni e sa anche a cosa va incontro se commette una determinata azione.

L'assassino sapeva perfettamente cosa lo avrebbe aspettato ma in cuor suo, il vendicarsi della vittima era piu' importante della sua stessa vita e cosi' lo ha ucciso, ma se ne e' assunto la piena responsabilita'.

Possiamo stare a discutere per anni sulla giustezza di tali decisioni personali ma resta il fatto sostanziale che nella mente degli abitanti di questo paese, non c'e' il terrore di una polizia spietata, ma l'assoluto rispetto delle regole esistenti, sbagliate o giuste che siano.

Ed e' questo il motivo per il quale l'intero sistema sociale italiano - e in genere del mondo occidentale - andrebbe ripensato fin dall'infanzia.

e devo mio mlgrado constatare che questi effetti ai quali assistiamo, sono la perniciosa onda lunga della cosiddetta rivoluzione del '68 che ha, in sostanza, disintegrato la stessa essenza della scuola moderna, consegnandoci di fatto, delle nuove generazioni prive di educazione civica, morale e principi.

Ma questa e' un'altra storia.

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